Consigli dei docenti, attività che sa di dovuto, di benvenuto (almeno a settembre) e forse un po' di fiuto: bisogna lanciarci lì, a pochi giorni in avanti, sentirli e vederli già questi ragazzi (per me tutti nuovi) che arriveranno dinoccolati e incuriositi (ripeto, almeno a settembre). Il discorso da costruire insieme dovrebbe entusiasmare noi stessi docenti, ci dovrebbe far sentire degli esperti di cantiere, dei tecnici di costruzione. Ci si dovrebbe sedere allo stesso tavolo per sfidarci in una corsa di gruppo, in una ricerca nei boschi, in una caccia al tesoro. Io così li immaginavo questi incontri, - Bene allora, dove li vogliamo portare questi cuccioli d'uomo? Verso la gara? il salto? l'abbraccio? la fatica? l'ombra? la sorgente? il mare?
In realtà abbiamo discusso sui permessi per andare a fumare e sulle regole per i telefonini, sui ritardi e sulle furbizie anti sgamo...Ok, Massimo, se vuoi camminare comincia a prendere il ritmo dei tuoi compagni, le fughe in avanti in solitaria non fanno per te (ma non scordarli, i tuoi sogni...)
La stessa mensa
mercoledì 8 settembre 2010
martedì 7 settembre 2010
Mani sulla scuola
Secondo giorno di programmazione e incontro fra tutti i docenti della mia nuova scuola, è venuto fra Damiano a presentarci il tema da sviluppare quest'anno scelto per tutte le scuole mariste in Italia: Insieme costruiamo. Nella foto sotto vedete un Damiano sorridente e in splendida forma mentre assapora già i risultati e i sogni che le sue parole hanno svegliato:
Mi hanno molto colpito le parole di un collega, fra l'altro simpatico e preparato. Sapete come fanno gli educatori che hanno passato tanto tempo con i ragazzi, specie quelli difficili (e i campi estivi di Damiano a Bucarest sono stati un'ottima scuola): per far passare dei messaggi importanti usano dei giochi, delle dinamiche, dei meccanismi un po' spiazzanti, quello di stamattina non era male, bisognava comporre dei cerchi a gruppi di sette-otto, chiudere gli occhi, tendere le mani in avanti, prendere la prima altra mano che capitava, riaprire gli occhi e...tentare di districare quella specie di anello umano un po' sghembo che si era creato. Collaborazione, allegria, ricerca di soluzioni, pensiero laterale, tutte cose utili da imparare all'ora di costruire insieme. Ma torniamo al collega di cui dicevo, dopo le spiegazioni del gioco ha detto chiaramente a tutti: "No, io questo "gioco" non lo faccio, è pericoloso, dare le mani, toccare un altro...sono gesti troppo intimi, personali per farne commercio in una riunione di docenti..."
Io penso che avesse perfettamente ragione. E lo rispetto.
Per questo io l'ho fatto, proprio perchè credo che spiazzare i prof, toccarli e farsi toccare, sorridere, giocare, pasticciare con le nostre paure e le nostre sicurezze, scendere dai piedistalli e scoprirsi capaci di fare cose "stupide" possa essere un buon primo gradino per "giocarsi" con i giovani...E l'allegria che si vede qui sopra mi rincuora...Sì, ogni persona deve essere rispettata e nessuno deve compiere gesti che sente non adatte a lui, ma lasciatemelo dire, nella scuola non mettiamo solo la testa o solo il cuore, mettiamoci anche le mani, il gioco, la confusione, il rischio.
Mi hanno molto colpito le parole di un collega, fra l'altro simpatico e preparato. Sapete come fanno gli educatori che hanno passato tanto tempo con i ragazzi, specie quelli difficili (e i campi estivi di Damiano a Bucarest sono stati un'ottima scuola): per far passare dei messaggi importanti usano dei giochi, delle dinamiche, dei meccanismi un po' spiazzanti, quello di stamattina non era male, bisognava comporre dei cerchi a gruppi di sette-otto, chiudere gli occhi, tendere le mani in avanti, prendere la prima altra mano che capitava, riaprire gli occhi e...tentare di districare quella specie di anello umano un po' sghembo che si era creato. Collaborazione, allegria, ricerca di soluzioni, pensiero laterale, tutte cose utili da imparare all'ora di costruire insieme. Ma torniamo al collega di cui dicevo, dopo le spiegazioni del gioco ha detto chiaramente a tutti: "No, io questo "gioco" non lo faccio, è pericoloso, dare le mani, toccare un altro...sono gesti troppo intimi, personali per farne commercio in una riunione di docenti..."
Io penso che avesse perfettamente ragione. E lo rispetto.
Per questo io l'ho fatto, proprio perchè credo che spiazzare i prof, toccarli e farsi toccare, sorridere, giocare, pasticciare con le nostre paure e le nostre sicurezze, scendere dai piedistalli e scoprirsi capaci di fare cose "stupide" possa essere un buon primo gradino per "giocarsi" con i giovani...E l'allegria che si vede qui sopra mi rincuora...Sì, ogni persona deve essere rispettata e nessuno deve compiere gesti che sente non adatte a lui, ma lasciatemelo dire, nella scuola non mettiamo solo la testa o solo il cuore, mettiamoci anche le mani, il gioco, la confusione, il rischio.
lunedì 6 settembre 2010
Il luogo della sorpresa
In tanti anni passati correndo lungo questa meravigliosa e tremenda penisola, in città spalancate sul mare o tra palazzi ripidi di ombre, in licei che affacciano su piazze deserte o in istituti che rovesciano gli alunni su viali trafficati e piovosi, ho visto tra ragazzi e in non pochi professori e professoresse un lampo negli occhi.Come di possibili congiurati. Come di amanti che vedono una possibilità di incontro (...). Pasolini diceva che occorrerebbe chiudere la scuola.Troppo facile, occorre farla bene. Cioè finirla e iniziarla ogni giorno. Farne il luogo della sorpresa e dell'apertura all'avventura.Questo è il poeta Davide Rondoni, a pagina 43 del suo nuovo pamphlet "Contro la letteratura" uscito da poco da il Saggiatore. L'ho scelto come mio primo post: sono in una nuova scuola, ho visto questa mattina i miei nuovi colleghi, avrò davanti fra una settimana classi, persone per me sconosciute. Luoghi di sorpresa e di avventura, questi nuovi muri del san Leone Magno, a Roma, questi volti riposati, le parole del mio nuovo preside. Perchè il blog si chiama La stessa mensa, chi è l'autore, cosa cerca, cosa ha trovato, con chi si vuole sedere o camminare, bhe, ci sarà tempo per parlarne.
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